Il riposo post-trasfusionale

Nell’ultimo anno si sono moltiplicate le segnalazioni di Nostri soci donatori che vedono ostacolata la loro volontà di recasi a donare sangue o plasma nei giorni lavorativi infrasettimanali. Non è possibile disquisire sui singoli episodi ma vorremmo contribuire a fare chiarezza sulla questione.

Aspetti giuridici: la legge 219/05 e la legge 251/05 stabiliscono che i donatori di sangue e di emocomponenti hanno il diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuavano la donazione conservando la normale retribuzione e i contributi per la pensione accreditati figurativamente.

Aspetti sanitari: ogni giorno in Italia vengono utilizzate quasi 10.000 sacche di sangue per trattamenti medici programmati o in urgenza. Il sangue raccolto deve essere rapidamente trasportato, analizzato ed eventualmente scomposto nelle sue varie parti e questo non può essere fatto che quotidianamente per evidenti problemi di tempistica non contingibile, aspetti logistici e di impiego delle risorse tecniche e umane. Questo grande utilizzo di sangue e suoi componenti obbliga a raccoglierlo e conservarlo seguendo un’accurata programmazione e impegnando i donatori durante tutto l’arco della settimana. La raccolta prefestiva e festiva (circa il 12% del totale annuo in Veneto) è onere quasi completamente a carico dell’Avis ma non può che integrare e mai sostituire l’attività svolta dalle strutture sanitarie pubbliche.

Aspetti scientifici: al donatore vengono prelevati 450 cc di sangue o 600 cc di plasma (la sola parte liquida). Queste perdite vengono recuperate nel giorno di 6-8 ore per quanto riguarda liquidi e sali e di alcune settimane per quanto riguarda globuli, piastrine e proteine. Nell’intervallo di recupero dei liquidi e dei sali, l’organismo può andare incontro ad abbassamento della pressione, vertigini e malesseri che possono essere pericolosi specie se il lavoratore si trova in ambienti non climatizzati e si sottopone a sforzi prolungati e intensi. Questa è la motivazione per cui è stato introdotto il diritto al riposo post-trasfusionale.

 Aspetti di prassi: in Veneto il numero di donatori di sangue corrisponde a circa a circa il 5% della popolazione attiva, il numero medio di donazioni per anno fatte da un donatore è 1,77 e il riposo post-trasfusionale infrasettimanale è stimato essere utilizzato da meno del 20% dei donatori. Quindi, non si tratta di numeri insostenibili…

Infine, esiste un senso di responsabilità e di etica del lavoratore-donatore che lo deve indirizzare comunque a tener sempre in debito conto le esigenze di organizzazione e programmazione del lavoro. L’invito è quello di non penalizzare od ostacolare il lavoratore-donatore. Il suo gesto di altruismo e solidarietà è necessario per curare gli ammalati e il riposo previsto non è un privilegio ma copre esattamente il periodo necessario per il recupero fisico, tutelandoci da eventuali incidenti e problemi.

Fonte: Avis Regionale Veneto

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