Crisi delle donazioni

Si riportano alcune osservazioni lette dalla stampa.

In Italia, il crescente numero di anziani -determinato da una popolazione sempre più longeva- rischia di far aumentare il fabbisogno di sangue oltre il limite dell’autosufficienza. Per questo motivo, il Servizio Sanitario Pubblico ha bisogno di sangue giovane e sempre più ne avrà in futuro: nel prossimo decennio il reperimento di nuovi donatori e l’incremento del numero di donazioni sarà una priorità per il sistema trasfusionale italiano.

Nella maggior parte dei casi le donazioni provengono da quei donatori volontari, periodici, anonimi, responsabili e non remunerati che rappresentano un vero patrimonio per il Sistema Sanitario Nazionale. Ma l’equilibrio italiano è fragile e poggia principalmente sulla popolazione delle regioni settentrionali. Infatti, territorialmente, le unità di sangue raccolte sono più numerose al Nord-Est, seguito da Nord-Ovest, quindi Centro, Isole e Sud. Demograficamente, il contributo principale deriva dai donatori compresi nella fascia d’età tra 30 e 55 anni, maschi e italiani.

Alla contrazione influiscono anche il momento storico e la congiuntura economica in quanto la popolazione più debole, non solo sotto l’aspetto sanitario ma anche sociale ed economico, ha minor attitudine alla donazione: in altre parole, chi è fuori dal mondo del lavoro non si sente in condizione di poter donare; non è un caso che i donatori occupati rappresentino i tre quarti del totale.

E’ necessario invertire la tendenza sensibilizzando maggiormente le giovani generazioni, le donne e gli immigrati, magari facendo leva anche sul bisogno di controllare il proprio stato di salute.

I commenti sono chiusi.